Fotografo Milano, la ricerca per un servizio fotografico professionale

Se state cercando un fotografo a Milano che vi realizzi un servizio fotografico con una serie di scatti in primo piano, sappiate che esistono delle regole, anche se di massima, per ottenere un buon ritratto qualunque fotografo con un minimo di cognizione sa che è meglio evitare obiettivi grandangolari (35mm, 28mm etc.) a meno di non voler eseguire dei ritratti caricaturali dai lineamenti deformati: è consigliabile utilizzare invece un obiettivo medio-tele a focale fissa compreso fra gli 80mm e i 135mm, oppure un obiettivo zoom utilizzato alla massima focale.

Altro consiglio che un professionista milanese in primi piani potrebbe darvi, e che sicuramente seguirà egli stesso, sarebbe di prediligere un’inquadratura in verticale di modo che la base della foto sia costituita da un lato corto, e così da evitare di lasciare inutili spazi vuoti attorno al soggetto.

Sempre a proposito di margini, un esperto di ritratti fotografici a Milano sa che non è opportuno lasciare più di un centimetro fra l’estremità della testa e il margine superiore della foto e che non bisogna tagliare l’immagine all’altezza del collo.

È probabile poi che un fotografo Milano vi faccia disporre di ¾, in modo da ottenere un maggiore senso della profondità e una migliore plasticità d’immagine.  

Altre due regole sono il focus sugli occhi, in particolare su quello più vicino alla camera, se la testa è ruotata di ¾ (per ottenerlo però il fotografo Milano disattiverà l’autofocus e procederà manualmente, onde evitare di ritrovarsi con un ritratto dal naso nitido e dagli occhi sfocati), e l’apertura totale del diaframma, che gli consentiranno di ottenere un effetto sfocato dello sfondo dietro al soggetto, di modo tale che l’elemento principale della foto resti, per l’appunto, il volto della persona ritratta.  

Proprio come avviene in questo scatto…

 

Non si tratta dello straordinario lavoro di alcun fotografo milanese, essendo opera di Steve McCurry, che ritrasse questa ragazza afgana dagli occhi verdi (che solo nel 2002 si è scoperto essere Sharbat Gula), immortalata a Peshawar (Pakistan) nel 1984 in un campo di rifugiati.

Lo scatto fu scelto come copertina da National Geographic nell’85 e fece il giro del mondo divenendo il simbolo della condizione dei profughi di ogni provenienza, e “la fotografia più riconosciuta” nella storia della rivista National Geographic.

Sarà la fierezza dello sguardo ritratto, sarà l’inconfutabile bellezza del soggetto, saranno i contrasti cromatici, quello che è certo è che si tratta di un ritratto profondamente toccate…